6 ottobre 2015. Martedì della XXVII Settimana del Tempo Ordinario
Una madre porta in grembo il suo bambino, lo nutre, lo ama; il bambino, lui, non può amarla ancora perché non la conosce, non comprende. La madre lo ama per prima: ecco il buon Dio. Egli da sempre ci porta nel suo cuore, ci colma delle sue benedizioni stringendoci al cuore. San Pier Giuliano Eymard
L’amore di Dio è immenso e quando se ne fa l’esperienza non si può che rispondere con tanto amore, con riconoscenza, con meraviglia. Ma una volta incontrato non è possibile approfondirne la conoscenza se non mettendosi nella dinamica dell’amore. Se non cominciamo ad amare, se non ci doniamo con tutto noi stessi, non possiamo fare l’esperienza di Dio perché Dio è amore e lo si conosce solo amando.
L’amore però è faticoso, comporta lo sforzo di uscire da noi stessi e di pensare agli altri, di fargli spazio nella nostra vita. Come noi siamo stati stretti al cuore di Dio, così dobbiamo stringere al nostro cuore i nostri fratelli, i bisognosi, coloro che soffrono.
Portiamo gli altri al nostro cuore, non stiamo ad aspettare che siano loro ad avvicinarci! L’Amore è vicinanza, prossimità. Non si ama rimanendo chiusi nel proprio guscio, lontano da chi soffre. Si ama solo facendosi prossimi degli altri, stringendoli al cuore, assumendone i problemi e le sofferenze.
Se vogliamo davvero conoscere l’Amore, conoscere Dio, facciamoci vicini agli altri, stringiamo a noi teneramente i nostri fratelli, come una madre il suo bambino, come Dio con ciascuno di noi.
Buona giornata

   Francesca e don Alessandro
 

Annunci