30 aprile 2016. Sabato della V Settimana di Pasqua
Mio caro collega Preite,
molto volentieri sarei partito per Altamura sia per incontrarmi con voi, sia per far cosa grata al signore infermo. (…) L’infermo è affidato a voi (e non potrebbe essere in migliori mani). Che cosa di più potrei fare io? (…)
È bene che l’infermo si metta in grazia di Dio. Quando Iddio viene nel nostro cuore, nella santa comunione, ci dà pace, rassegnazione, coraggio, speranza. San Giuseppe Moscati, lettera al collega Preite
Quando si ha un incarico di responsabilità su qualcuno, che sia un figlio, un nipote, un gruppo di alunni, un ammalato, un anziano, si dedica all’altro tutta la propria attenzione, la propria competenza, il proprio tempo. Si cerca di far sentire l’altro amato, di prendersene cura, di essere presenti in ogni momento, disponibili a qualunque bisogno e in qualunque orario. È l’amore che spinge a questo, che ci coinvolge e ci mette completamente al servizio degli altri.
Questa dedizione totale porta però con sé un grande rischio: quello di sentirsi indispensabili, insostituibili. È, in fondo, un peccato di superbia, la convinzione che se non ci siamo noi, tutto va a rotoli perché nessuno è in grado di fare quello che facciamo noi, come lo sappiamo fare noi.
San Giovanni Moscati invece ci insegna ad essere umili: nemmeno lui, che è un santo, un medico estremamente competente, a cui i colleghi si rivolgono perché intervenga, visiti, faccia diagnosi, crede di essere indispensabile. Egli sa che quando si ama ci si deve fidare gli uni degli altri e che ciascuno fa la sua parte. Come Dio si fida di noi mettendo gli altri nelle nostre mani, così noi dobbiamo fidarci degli altri perché insieme, ciascuno nella sua parte, possiamo amare coloro che ci sono stati affidati. Non siamo indispensabili, siamo importanti e il nostro contributo molte volte è essenziale, ma Dio ci chiama ad amare insieme, come un corpo unico, ciascuno nella sua parte.
C’è un’ultima cosa che non dobbiamo dimenticare. Qualunque cosa facciamo, qualunque sia il nostro intervento, anche quando esso è coordinato e perfettamente in collaborazione con gli altri, non è sufficiente. Abbiamo bisogno di Dio e non possiamo prescindere da Lui. Senza il Suo aiuto il nostro impegno è inutile e saremmo davvero superbi se pensassimo di riuscire ad amare senza di Lui.
Buona giornata

   Francesca e don Alessandro