14 agosto 2016. XX Domenica del Tempo Ordinario
Chi sta alla tavola dell’Eucaristia deve “deporre le vesti”. Le vesti del tornaconto, del calcolo, dell’interesse personale, per assumere la nudità della comunione. Deporre le vesti della ricchezza, del lusso, dello spreco, per indossare le trasparenze della semplicità. Tonino Bello
La Domenica ci attira a Dio più che mai. Ma essa è davvero “il giorno del Signore” se siamo disposti a incontrarlo alla tavola dell’Eucaristia e a tradurre la nostra fede in opere concrete. Altrimenti, anziché “il giorno del Signore” la domenica si riduce a una giornata di riposo o al massimo a “un’ora del Signore”, quella in cui andiamo a Messa, sempre che la viviamo con fede e in ascolto di Lui.
L’Eucaristia che prendiamo deve diventare vita in noi e ci cambierà nella misura in cui noi saremo disposti a “deporre le vesti” del tornaconto, del calcolo, dell’interesse personale, per assumere la nudità della comunione. Deporre le vesti della ricchezza, del lusso, dello spreco, per indossare le trasparenze della semplicità.
Proviamo a pensare a quanto siamo legati al nostro tornaconto, all’interesse personale a scapito degli altri che vengono sempre dopo di noi. Quanto spreco c’è nelle nostre case? Quanto buttiamo via, per esempio, perché cuciniamo in più e poi non mangiamo?
Oggi cerchiamo di essere coerenti e di fare della nostra vita un dono per gli altri, senza pensare a noi stessi ma a chi ha più bisogno, a chi ci sta accanto e ha bisogno di noi.
Deponiamo le nostre vesti e lasciamo che l’Eucaristia diventi carne, vita in noi.
Buona domenica a tutti

   Francesca e don Alessandro